Un trio che guarda in grande e che, nonostante la giovanissima età, ha già macinato dei record importanti. I fratelli Valerio, Edoardo e Leonardo Reale sono senza ombra di dubbio tra i prospetti più interessanti della Nazionale di scherma, specialità sciabola. I giovanissimi schermidori si sono raccontati ai microfoni di Talent Zone, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Sofia Altavilla, per parlare non solo degli obiettivi futuri, ma anche per svelare alcuni interessanti dettagli sui loro allenamenti e sul loro approccio alla gara.
I tre fratelli romani sono reduci da tante esperienze importanti, tra cui spiccano le prestazioni di Leonardo, vincitore a Boston e secondo a Plovdiv. Negli Stati Uniti inoltre Edoardo ha centrato la medaglia di bronzo, ed è stato proprio lui a parlare della gara: “Di arrivare fino in fondo sapevamo di potercela fare tutti e tre, sapevamo di averne le capacità. Poi è chiaro che quando ci sono degli scontri in casa una volta vince uno, poi l’altro. Non si può sapere. Peccato che non c’era anche questo pollo sul podio (il riferimento è a Valerio), ma a sostituirlo c’era Matteo Ottaviani che è della nostra stessa palestra. Siamo stati molto contenti“. Una concorrenza, quella interna, che è il sale del lavoro dei tre atleti, come confermato da Leonardo: “Siamo giovani di età e di categoria: visto che il livello da noi è molto alto tutti e tre ci spingiamo a vicenda. Con i nostri compagni cerchiamo di migliorarci, in questo modo arriviamo sempre più in alto. Siamo molto competitivi tra di noi. L’assalto che ricorre più spesso è quello mio con Edoardo, sarà il destino. Degli ultimi quattro, tre sono finiti 15-14, o uno o l’altro ha vinto per un punto. Sono difficili per noi ma belli da guardare”.
I tre fratelli condividono tra l’altro una gioia comune, quella della medaglia d’oro a squadre in occasione degli Europei e l’argento conquistato ai Mondiali di categoria. Secondo Valerio, l’emozione più grande è stata però nella rassegna iridata: “L’Europeo è una gara importante, ma rispetto ad un Mondiale è un’altra cosa, anche se parliamo di un oro e di un argento. Personalmente mi sono divertito molto di più ai Mondiali, è stata più sentita, ci sono stati match difficili che abbiamo vinto in rimonta per una stoccata, come successo con l’Egitto. Le emozioni del Mondiale sono stati irripetibili, almeno fino a che non ci sarà un altro Mondiale”. A fargli eco è Edoardo: “Ha ragione, io tiravo alla fine, quando metti l’ultimo punto e vieni sommerso dall’affetto dei compagni è bellissimo. Da quel momento in poi abbiamo tirato con più leggerezza”. Poi Leonardo:”Ha bruciato un po’ la sconfitta ma abbiamo imparato a scherzarci sopra, abbiamo imparato tanto da quella gara. Quest’anno visto che siamo cresciuti, vogliamo prendere oro in entrambe le competizioni”. Edoardo ha quindi aggiunto: “L’Europeo va difeso, il Mondiale va conquistato“.
Ai Campionati italiani Leonardo Reale ha vinto il titolo, diventando lo schermidore più giovane di sempre ad ottenere questo risultato. Secondo lui, conoscere bene i propri fratelli in pedana può essere un’arma a doppio taglio: “Io so come tirano loro, loro sanno come tiro io. Sta tutto nel chi vuole vincere di più o chi vuole perdere di meno. Spesso in passato è successo che mi demoralizzassi perché perdevo prima di scontrarmi con i miei fratelli. Mi è successo anche di incontrarli e spiacermi mentre tiravo, quindi perdevo di nuovo. Non è una sensazione piacevole, ma in gara soprattutto si va per vincere, è una pillola che bisogna ingoiare. I match sono divertenti, agguerriti. Una volta ci siamo quasi menati io ed Edoardo, ci siamo un po’ spinti, si erano accesi gli animi”. A questo proposito, Valerio ha inoltre suggerito: “Sono assalti di volontà, può succedere qualsiasi cosa, stoccate, rimonte assurde.”
Ma come si affronta una gara quando sai di poterti scontrare con un membro della tua famiglia? Risponde Edoardo: “Prima dell’assalto non si parla: fratello o no, hai pur sempre un avversario davanti. Si parla dopo, con uno che rosica e l’altro che non rosica. Ma lo si fa in tranquillità, prima non è possibile“. I tre hanno poi detto di non avere un rito scaramantico, ma una routine ben definita: “Ci portiamo ad ogni gara venti o trenta magliette da cambiare dopo ogni match, per sentirci più freschi. E’ una cosa che ci ha insegnato papà, dice sempre che una maglietta sudata è un calore che ti porti addosso, pesante. All’inizio non credevamo fosse utile, man mano abbiamo cominciato a vedere qualcosa di positivo”. Diverso l’approccio in allenamento: “Ascoltiamo molta musica di vari generi, rap italiano o americano, house reggaeton, in base a quello che ci ispira. Siamo tutti coetanei e vuoi o non vuoi i gusti sono quelli. In gara ognuno si porta le proprie cuffie e ascolta quello che sente di più, sia musica che dà la carica, sia che ti tranquillizza. In tal senso Leonardo ha detto: “La canzone ideale è quella che si adatta a come ti senti in quel momento”.
I tre atleti hanno poi parlato di come hanno scoperto il loro amore per la scherma. A raccontarlo è stato Edoardo: “Il merito è tutto di papà. Da piccoli abbiamo fatto atletica, nuoto e poi provato calcio quando avevamo sei anni; abbiamo fatto una prova di un giorno, il giorno dopo papà ci ha portati alla palestra del Frascati Scherma accanto all’atletica: abbiamo provato subito la sciabola e per me è stato amore a prima vista. Da allora non ho mai smesso: sono tredici anni che faccio scherma ininterrottamente. I miei fratelli hanno fatto una pausa di uno o due anni, poi sono rientrati.” Ma qual è l’aspetto che piace di più dell’arma? Per Valerio “La velocità e l’aggressività, ma anche la teatralità viste le belle stoccate, le parate all’ultimo, le azioni che gasano“. Per Leonardo invece “Nella sciabola devi risolvere e reagire in fretta, hai poco tempo per pensare, devi scegliere bene o soccombi, ci piace di più rispetto alla spada e fioretto che sono certamente più lente. Si adatta alla nostra personalità“.
I fratelli Reale hanno poi elencato pregi e difetti dell’altro, per Leonardo ad esempio “Edoardo in pedana può essere fragile in certe situazioni in cui serve concentrazione, non controlla completamente le emozioni. Però come pregio è sfacciato, non si fa intimidire dall’avversario; a volte diventa difficilissimo da affrontare. Edoardo invece di Valerio dice che “A volte è poco convinto di quello che sa fare, sembra insicuro nelle scelte. Come pregio tatticamente è molto bravo, non saprei cosa consigliare a chi deve tirare; in certi momenti quando prende il suo “flow” ed entra nella sua bolla incastra stoccate quasi perfette e diventa pericoloso”. Secondo Valerio “Leonardo si lascia trascinare dalla rabbia, non pensa a quello che deve fare soprattutto quando ha problemi con l’arbitro o l’avversario, tira senza pensare. Però ha molto istinto anche se non pensa, ha un talento naturale; quando si arrabbia diventa ancora più forte, non ragiona ma aggredisce l’avversario in modo efficace”.
Si è poi parlato anche di similitudini con gli animali. Leonardo in tal senso ha affermato che si sente “Un leone, sia per il mio nome che significa ‘cuor di leone’ sia perché è anche il mio segno zodiacale. In pedana mi sento coraggioso e controllato, usando delle fragilità per vincere“. Diversa la similitudine di Valerio: “I corvi sono molto intelligenti, io lo penso, magari penso a case stupide. Quando tiro per me è importante la strategia, indurre l’avversario a sbagliare. Allo stesso tempo non ho la stessa ferocia del leone, sono più analitico“. Poi Edoardo: “Penso ad un animale che descriva il mio essere aggressivo e a volte stupido, forse un toro: quando sono in pedana che voglio spingere al massimo; forse anche quasi un bisonte: qualcosa che ti arriva di sopra come un treno che non sai come gestire“.
I tre hanno poi parlato dell’allenamento, cominciando da Leonardo: “In allenamento Edoardo è altalenante: ci sono giorni di grande pazienza in cui accetta errori senza dire nulla; altri giorni è meno perfetto, forse per fattori esterni. Tira sempre a un livello alto, impegna tanto il cuore”. Edoardo ha poi detto che Leonardo “Anche quando ‘non sente’ la sensazione, mantiene la capacità di decidere quello che vuole fare. Le sensazioni possono mancare se non ti alleni per tanto tempo”. Leonardo ha invece parlato anche delle giornate negative: “Il mio primo maestro diceva che la scherma è come andare in bici; io preferisco continuare ad allenarmi con continuità, altrimenti si perdono le abitudini di movimento. Valerio in questi momenti si demoralizza, quando il piano che ha in testa non funziona cerca nuove soluzioni, si confonde. Io ho cercato di dargli un piccolo input. Poi ha preso la parola Valerio: “Ho avuto poco tempo per allenarmi anche prima della gara, potrebbe essere stato uno dei fattori per cui non sono salito sul podio con i miei fratelli, è importante essere costanti perché perdi la mentalità, è difficile rientrare ed ogni errore lo noti al massimo, quindi ti demoralizzi. Poi ancora Leonardo “In giornate in cui tiro con difficoltà preferisco fare pochi match di qualità invece di farne 10 male. È importante non soffermarsi sui difetti e dimenticare le giornate negative e prendere il positivo”.
Non è mancata anche una domanda sulla difficile convivenza tra allenamento e studi universitari, tema molto caro ad Edoardo: “Ti viene da conquistare il mondo quando sei al liceo, poi all’Università fai un esame in un anno e ti accorgi che è dura. Ultimamente sento di aver trovato il ritmo, ma il primo anno è stato una bastonata tra i denti, un ritorno alla realtà. Faccio Ingegneria Civile, non basta la memoria. Devi avere una routine, come lo fai per l’allenamento lo devi fare anche per lo studio. Sto studiando Analisi 2. Leggermente diverso il campo di Valerio: “Faccio ingegneria aerospaziale, questo è il mio primo anno. E ’stata davvero una bastonata, pensavo fosse più facile. Il mio primo esame, Analisi 1, non l’ho passato. Difficile prepararsi con il poco tempo a disposizione, è andata tra virgolette male anche la scherma anche per questo forse. Ma Il nostro male può essere bene per altri”. Infine Leonardo: “Sono al quarto anno di liceo. Faccio il furbo, guardo come vanno loro e mi preparo a gestirmi diversamente. Ora faccio lo scientifico, non so ancora cosa fare all’Università. Dicono sia normale. I Prof ci stanno già orientando per la maturità e per il post, bello ma preoccupante. Invidio dei miei fratelli la libertà. A volte devono saltare gli allenamenti, altre volte non hanno lezione. Mi piace la loro organizzazione, sono però contento di avere le mie sei ore fisse e programmate bene, evita problemi vari”. E sulle Olimpiadi, i fratelli Reale non hanno avuto dubbi: “Possiamo credere al 2028; se non dovesse succedere, il 2032 è ancora più probabile, ma possiamo credere a Los Angeles. Una buona gara può cambiare una carriera, è successo a me (Valerio) quando sono entrato in Nazionale da u17 o u20, è bastata una gara e poi non sono più uscito. Non sono sicuro che accada, ma si può fare”.
Infine, i tre si sono concentrati sugli obiettivi del 2026: “Vogliamo vincere Europei e Mondiali, ma per farlo devi sempre beccare uno dei due. Se tutti andiamo a podio meglio. L’anno scorso agli Europei non era mai successo che tre fratelli entrassero in top 8. L’obiettivo è raccogliere il massimo possibile dalle gare; ci saranno le Coppe del Mondo Under 20, poi i Nazionali Under 20 assoluti e gli Europei Under 20″.
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Fonte: OA Sport – Articolo completo
