Il bilancio dell’Italia al giro di boa del Sei Nazioni 2026 racconta di una vittoria e due sconfitte, ma non restituisce fino in fondo la crescita mostrata dagli azzurri. Il successo inaugurale contro la Scozia per 18-15 ha acquisito ulteriore valore nelle settimane successive, con gli scozzesi capaci di battere sia il Galles sia l’Inghilterra, confermandosi tra le squadre più competitive del torneo. Anche il ko per 30-23 contro l’Irlanda ha lasciato sensazioni positive, con gli uomini di Gonzalo Quesada rimasti in partita fino all’ultimo contro una formazione che ha poi saputo superare anche l’Inghilterra. Più netto nel punteggio il 33-8 subito dalla Francia, ma il match è rimasto aperto fino al 70’, prima dell’allungo finale favorito anche dal cartellino giallo a Louis Lynagh.
La base su cui l’Italia ha costruito le proprie prestazioni è una mischia tornata ai livelli delle migliori versioni degli ultimi anni. Pilastri come Simone Ferrari e Danilo Fischetti, insieme al lavoro in seconda e terza linea di Federico Zambonin, Manuel Zuliani e del capitano Michele Lamaro, hanno garantito solidità e avanzamento. È proprio dal pack che arrivano i segnali più incoraggianti, con una piattaforma che ha permesso all’Italia di giocare alla pari con tutte le avversarie affrontate finora.
Qualche limite è invece emerso tra touche e fase offensiva. Contro la Francia, in particolare, le difficoltà in rimessa laterale hanno frenato le ambizioni azzurre, mentre più in generale pesa la scarsa concretezza: appena quattro mete segnate, il dato più basso del torneo. L’assenza per motivi personali di Ignacio Brex si è fatta sentire nella trequarti, ma giocatori come Paolo Garbisi, Tommaso Menoncello e Leonardo Marin hanno comunque dimostrato di poter competere a questo livello, pur senza riuscire a tradurre in punti quanto costruito.
Se l’attacco fatica, la difesa resta invece una certezza assoluta. L’Italia è la squadra che ha completato più placcaggi nel torneo, ben 526, ed è tra le migliori sia per interventi dominanti sia per palloni recuperati. A livello individuale spicca Lorenzo Cannone, leader assoluto con 49 placcaggi, seguito dal fratello Niccolò Cannone con 43, mentre Zuliani e Menoncello si sono distinti anche per i palloni strappati agli avversari. Numeri che confermano come, al di là della classifica, questa Italia sia solida, competitiva e sempre più credibile: manca ancora qualcosa per fare il definitivo salto di qualità, ma la direzione intrapresa sembra finalmente quella giusta.
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