Basket femminile: Italia, rotta verso Berlino con nuove certezze in più

Qualificazione doveva essere e qualificazione è. Per l’Italia l’approdo ai Mondiali di basket femminile avrebbe potuto essere più complesso, invece alla prova dei fatti si è confermato quanto già era noto: nel girone di qualificazione a San Juan c’erano solo tre squadre con una completa credibilità, vale a dire appunto Italia, Spagna e USA. Porto Rico ha chiaramente perso forza dagli anni migliori, la Nuova Zelanda e il Senegal sono decisamente di un livello più basso.

Tutto come previsto, in sostanza. Alla fine dei conti, era chiaro che la sfida decisiva, per evitare qualsiasi sorpresa senegalese, sarebbe stata Italia-Spagna. Le azzurre hanno affrontato bene quella partita, con il piglio giusto e confermando di avere un livello molto alto. Questo è un passo, poi, che fa capire come questa squadra non abbia realmente nulla da invidiare alle iberiche, con o senza Maria Conde (che, nella sfida con le azzurre, si è infortunata). E nulla da invidiare, chiaramente, alle grandi potenze di questa era, che sono Belgio e Francia, con cui si sono avuti duelli praticamente epici agli Europei.

Quale squadra avrà Andrea Capobianco a Berlino? Per larga misura non è difficile immaginare sia la stessa. Quella larga misura, però, potrebbe benissimo includere Matilde Villa, che in questo Premondiale è stata tenuta fuori dal roster non per mancanza di fiducia, ma perché è semplicemente rientrata da poco e non aveva nessun senso rischiarla in questo contesto. L’importante è rivederla competitiva, e già presto ci sarà un’occasione con le Final Six di Eurolega cui partecipa la Reyer Venezia.

Nondimeno, non è difficile rimarcare quanto sia cambiato il mondo della pallacanestro da quando l’Italia si è qualificata per l’ultima volta ai Mondiali, vale a dire nel 1994. Allora la classifica recitava Brasile-Cina-USA (che vinsero sette partite, ma persero quella importante, l’epica semifinale con le verdeoro). La WNBA nemmeno c’era (nacque sulla spinta di Atlanta ’96). Gli States oggi restano al top, il Brasile ha nel frattempo perso tutta la spinta che aveva allora, in quegli anni in cui era davvero una potenza, mentre la Cina ha subito un deciso ridimensionamento dopo l’argento iridato nel 2022.

L’Australia, quarta, è sempre tra le big, mentre di Slovacchia e Cuba si sono perse le tracce a livelli più alti (anche se la situazione, in terra slovacca, è migliore vista anche una certa buona produzione di giocatrici). Fondamentalmente sono rimaste solo Spagna, Francia, Italia di quelle squadre se vogliamo parlare di potenze, e va incluso anche il Giappone che al tempo non era forte, ma negli ultimi 10 anni ha saputo costruire tantissimo. Grande assente sarà il Canada, vittima del girone di ferro di Istanbul.

Questo fatto racconta di un’evoluzione enorme del basket femminile. Un’evoluzione che ha visto a lungo l’Italia in disparte, caduta sempre più in basso dopo gli Europei d’argento del 1995 e la partecipazione olimpica di Atlanta 1996. Di lì cominciò il declino, iniziarono gli anni delle esclusioni dagli Europei, delle mancate qualificazioni. Servì ospitare la rassegna nel 2007 per riaccendere i riflettori. Quelli che Capobianco, in tre tempi, ha raccolto facendo la cosa più semplice e allo stesso tempo più complessa del mondo: creando un gruppo. Uno vero. Non una, ma due volte. Già, perché la prima fu nel triennio 2015-2017, quello in cui all’Italia fu letteralmente portata via a forza una qualificazione ai Mondiali 2018 che sarebbe stata ben più che meritata. In un certo senso è anche una rivincita, quella ottenuta dall’uomo che ha ripreso in mano l’azzurro e che, fin dal primo momento, dalla prima partita di qualificazione (finta, visto che si ospitava un girone a Bologna) agli Europei del 2025 contro la Grecia, ha fatto capire il suo credo. Un basket di marchio chiaramente visibile e che poteva solo portare cose buone. E che, adesso, si va a confrontare con le potenze più importanti al mondo.

Fonte: OA Sport – Articolo completo

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