Il grande Osmany Juantorena è stato l’ospite dell’ultima puntata di Volley Night, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Lo schiacciatore cubano, naturalizzato italiano, ora gioca al Guaguas di Las Palmas e, nonostante i quasi 41 anni, non ha la minima intenzione di fermarsi.
Il nativo di Santiago di Cuba inizia analizzando la sua esperienza alle Canarie: “Sicuramente un’altra realtà, non c’è paragone con l’Italia a livello di pallavolo. Dopo la stagione giocata a Monza, nella quale non ho potuto giocare per un problema alla spalla volevo ricominciare in un campionato più tranquillo, per cui ho fatto questa scelta. Direi che per ora va tutto benissimo e sono contento. Devo essere sincero, non conoscevo molto la squadra, ma dopo tutto quello che stiamo facendo, soprattutto in Champions (raggiunti i quarti di finale, ndr), posso dire che ho fatto la scelta giusta. Abbiamo iniziato a ottobre con i preliminari e invece siamo andati avanti. Perugia? So che è molto più forte di noi, ma i match vanno giocati”.
Classe 1985, tra pochi mesi spegnerà le 41 candeline. “È dura per tutti, gli anni passano e stare bene non è scontato. Devi essere consapevole che non sei quello di prima e lavorare nella giusta maniera, senza dimenticare che devi trattarti bene. Sono fortunato, ho avuto solo questo problema alla spalla in carriera. Segreti non ne ho. Dormo al freddo, magari è quello che mi dà una mano”.
Un giocatore che, sin da giovanissimo, ha convissuto con la pressione di dover diventare un campione: “Quando ero ragazzo non me ne rendevo conto. Ero in un gruppo di cubani tutti forti fisicamente, io forse meno perchè ero più tecnico. Quando inizi hai fame, soprattutto a quell’epoca, e non sai cos’è la pressione. Io volevo dimostrare di poter giocare e sbarcare in Italia. Ce l’ho fatta, dopo un lungo stop per il doping che non ho ancora capito. Ho iniziato a Trento dove ho trovato un gruppo forte, il miglior posto dove iniziare. Nella mia carriera ho vinto tanto”.
Com’è ora la pallavolo, specialmente pensando ai giovani? “Sicuramente i tempi sono cambiati, ora i ragazzi hanno la palestra perfetta, le scarpe le ginocchiere. Ai nostri tempi era tutto diverso. La mia generazione aveva questa fame del essere arrivata dal nulla. Crescendo ci siamo resi conto di com’era il mondo. Ci allenavamo sul cemento in settimana! Per quello aspettavamo il sabato per giocare su un campo normale”.
Come sono gli allenamenti ora? “In questo periodo ci alterniamo, all’inizio abbiamo fatto tanto fisicamente ed è giusto così. L’allenatore ci capisce e gestisce, soprattutto noi senatori. Io sono sempre stato dell’idea che sia meglio un lavoro corto, ma di qualità, perchè non amo perdere tempo. Dopo la preparazione che ci faceva stare in palestra a lungo, ora lavoriamo sulla tecnica maggiormente. I pesi? Non ne ho mai fatti tanti in carriera, ora di più. L’età è un numero relativo, ma si sente. Ora quando gioco 5 set mi rendo conto che è dura”.
Si torna con la mente a Rio 2016: “Lo ripeto a 10 anni di distanza: complimenti al Brasile che ha vinto la medaglia d’oro e ci ha battuto in finale, ma è stata una occasione persa. Penso fosse il Brasile meno forte della storia. Una delle sconfitte che più mi ha fatto male. Nessuno pensava potessimo arrivare così in avanti. Eravamo in un girone di ferro con loro, gli USA e la Francia. Tutti pensavamo di passare il turno come quarti, invece abbiamo vinto il girone. Poi successo con l’Iran e semifinale clamorosa con gli USA vinta non so come 3-2. Poi la finale. Uno 0-3 bugiardo”.
Cosa sarà di Juantorena dopo il ritiro? “Allenatore? No, non mi ci vedo. Non so cosa farò. Quando deciderò di fermarmi non lo so. Penserò al dopo in quel momento. Mi godo gli ultimi mesi ed anni perchè so che tutto questo poi mi mancherà”.
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Fonte: OA Sport – Articolo completo
