Il Grand Slam di Tbilisi 2026 lascia all’Italia del judo sensazioni contrastanti, ma nel complesso tutt’altro che negative se si considera il contesto di partenza. La spedizione azzurra si presentava infatti senza i suoi nomi di punta, con una squadra giovane o comunque di seconda fascia chiamata più a fare esperienza che a raccogliere risultati pesanti. In questo scenario, ciò che è emerso in Georgia è un movimento che, pur non avendo grande profondità immediata, mostra segnali interessanti in prospettiva.
La prima giornata aveva fatto pensare a un weekend complicato. Matteo Piras, pur partendo da testa di serie, non è riuscito ad andare oltre gli ottavi, sprecando una buona occasione in una categoria non impossibile. Dall’altra parte, la giovane Giulia Ghiglione ha dato segnali incoraggianti: senza pressioni, è riuscita a vincere un incontro e a competere con buona personalità anche nel turno successivo. Era il classico avvio senza acuti, ma utile per capire il livello del gruppo.
Il torneo cambia completamente volto nella seconda giornata grazie a Leonardo Valeriani. La sua vittoria nei -73 kg è il vero spartiacque del bilancio azzurro: non solo per l’oro, ma per come è arrivato. Cinque vittorie tutte per ippon raccontano di un atleta in piena crescita, sicuro dei propri mezzi e capace di dominare. Non è stato un successo episodico, ma la conferma di un percorso solido, già intravisto nelle stagioni precedenti. In una squadra priva di stelle, Valeriani si prende la scena e si candida con forza a diventare uno dei riferimenti del judo italiano nel prossimo futuro.
L’ultima giornata ha poi aggiunto un tassello importante, soprattutto al femminile. Asya Tavano ha confermato la sua affidabilità ad alto livello, conquistando un altro podio in uno Slam dopo un percorso convincente. Non è ancora il salto definitivo verso la vittoria, ma la continuità nei piazzamenti conta molto e la inserisce stabilmente tra le atlete competitive nei pesi massimi. Più altalenante invece il cammino di Erica Simonetti, che ha mostrato buone cose ma senza riuscire a concretizzarle fino in fondo.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’Italia a due velocità. Da un lato ci sono individualità che possono fare la differenza – come Valeriani e, con maggiore continuità, Tavano – dall’altro un gruppo che fatica ancora a trovare profondità e risultati diffusi, soprattutto nelle categorie intermedie. Alcuni atleti, come Piras, avevano l’occasione per lasciare un segno più deciso e non ci sono riusciti, mentre altri hanno semplicemente fatto esperienza, senza particolari squilli.
Alla fine, però, il bilancio resta positivo se rapportato alle aspettative iniziali. L’Italia torna da Tbilisi con una medaglia d’oro pesante, un podio e diverse indicazioni utili. Non è un punto d’arrivo, ma un passaggio significativo in un percorso di crescita che dovrà trovare conferme nei prossimi appuntamenti, a partire dagli Europei.
Fonte: OA Sport – Articolo completo
