In stagione si è tolta la soddisfazione di conquistare il titolo italiano battendo una veterana come Tatiana Andreoli. L’anno scorso medaglia ai World Games e oro agli Europei indoor con la squadra. Stiamo parlando di Roberta Di Francesco, una delle stelle della nazionale italiana di tiro con l’arco.
Gli inizi: “Ho iniziato nel 2018. Diciamo che ho finito il corso in un periodo un po’ infelice, perché ho finito proprio il corso base, introduttivo del tiro, quando ormai era giugno. Era l’inizio della stagione outdoor e io avevo appena cominciato a tirare, quindi non avevo abbastanza libbre per arrivare alla distanza: erano 60 metri, perché ero allieva, avevo 15 anni. Diciamo che ho passato tutta l’estate a tirare fuori, ma a 18 metri, perché a 60 metri non riuscivo ad arrivare”.
La competizione con più tensione: “Allora, in realtà, dipende molto dal momento. Penso. Perché mi ricordo l’unica esperienza, diciamo, di una finale in un mondiale, è stata quella ad Aqaba, per il mondiale Hunter and field, che comunque è andato molto bene. E lì mi sentivo tesa, però era una tensione che riuscivo a gestire, non tremavo, perlomeno mi ricordo così. Poi magari ne arriva un’altra, ma mi sentivo comunque abbastanza sicura delle mie capacità. Perché, durante la settimana, c’era stata proprio una trasferta dove ero andata molto bene. Quindi, anche quello, secondo me, influisce: nel senso che, molto spesso, se la trasferta è andata bene, cioè è stata un’escalation, una sorta di riprova del fatto che comunque sono capace di fare quello che faccio – cosa che magari si dà per scontata, però a volte penso che sia normale avere dubbi, perché il momento di difficoltà, infatti, è quello su cui sto un po’ lavorando. Il momento di difficoltà è sicuramente il più difficile, perché riprendersi e ricordarsi, in quel momento lì, proprio in cui sei immerso magari nella negatività, ti devi un po’ tirare fuori e ricordarti che in realtà lo fai tutti i giorni, che lo fai bene tutti i giorni e quindi che sei capace. Quindi, secondo me, dipende molto da quello. Perché mi ricordo, veramente positivo, ad esempio, agli Europei: ero molto più tesa”.
L’ultimo atto agli Europei: “La finale è stata dura da mandare giù, perché ho cominciato con due 28, cioè 56 su 60: per una finale, non è proprio il massimo. Negli altri giorni avevo tirato bene, salvo un problema tecnico durante i match a squadre. Quindi mi aspettavo di partire con 30. Nonostante il risultato, mi sono ricordata di concentrarmi sul processo, sui punti di controllo del tiro. Poi ho fatto, se non sbaglio, tre 30 e un 29, e mi sono ripresa. Alla fine ero comunque delusa, perché l’ultima volée, se lei avesse pareggiato, avrebbe vinto lei, e io avevo tirato un 30, sperando che sbagliasse la sua freccia”.
L’idolo sportivo: “Prima di iniziare le trasferte con la nazionale giovanile, nel 2021, non seguivo molto lo sport, perché non ero molto “brava” nei tradizionali, tipo pallavolo e calcio, e a scuola non ero incentivata. L’interesse concreto è arrivato quando ho cominciato a tirare con l’arco. Nel 2021, vedendo la finale olimpica di Lucilla Boari, ho vissuto un momento forte, ed è diventata per me un’ispirazione. Ora ho la possibilità di tirare con lei ogni giorno, ma non gliel’ho ancora detto”.
Obiettivo di quest’anno: “Per il 2026 l’obiettivo principale è l’Europeo Targa, dove c’è la possibilità di qualificarsi per i Giochi Europei, che poi danno le carte olimpiche. È l’evento più importante su cui stiamo concentrando tutto il nostro focus, perché è già a maggio, nell’ultima settimana del mese, e rappresenta la seconda trasferta della stagione, dopo il Grand Prix di Antalya”.
Descrivere la carriera con una parola: “Forse, sarà un po’ un cliché, ma direi “emozionante”. Quando ho iniziato nel 2018, non mi sarei mai aspettata di diventare professionista, finire nel gruppo delle Fiamme Azzurre, diventare agente di polizia penitenziaria e tirare con l’arco per lavoro. È stato un fulmine a ciel sereno, una favola. Il tiro con l’arco mi ha dato tanto, mi ha insegnato e mi ha spronato a continuare ogni giorno, anche nei momenti di difficoltà”.
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Fonte: OA Sport – Articolo completo
