Ferrari, la scelta tecnica ignorata dagli altri che può far saltare il banco nel Mondiale di F1 2026

Nel week end del 6-8 marzo il Mondiale 2026 di F1 prenderà il via. Una stagione particolare tra diverse incognite, visto il cambiamento tecnico imposto dalle regole: nuove vetture e nuova generazione di power unit. A questo proposito, la Ferrari potrebbe presentarsi ai nastri di partenza con un vantaggio.

Ne parla in un articolo di The-Race Gary Anderson, ex progettista in passato di Jordan, Stewart e Jaguar. Le partenze brucianti viste nei test in Bahrain della Rossa, secondo Anderson, non sarebbero un semplice dettaglio spettacolare: raccontano molto della filosofia tecnica scelta dalla Rossa per affrontare la rivoluzione regolamentare del 2026. L’addio all’MGU-H ha infatti trasformato il turbocompressore da sistema “intelligente” a componente puramente meccanico, rendendo ogni scelta dimensionale definitiva e, soprattutto, irreversibile.

Per anni la F1 ha mascherato i limiti fisici del turbo grazie all’elettronica, si sottolinea. Un turbocompressore sovradimensionato non era un problema, perché l’MGU-H poteva “accelerarlo” ai bassi regimi e “frenarne” l’eccesso agli alti, recuperando energia. Dal 2026 questo paracadute non esisterà più: tutta la pressione di sovralimentazione dovrà nascere solo dai gas di scarico.

In questo scenario, la filosofia della scuderia di Maranello, storicamente orientata verso un turbo più compatto, assume un valore strategico enorme. Un turbo piccolo entra in azione prima, reagisce meglio al comando dell’acceleratore e richiede meno interventi correttivi tramite wastegate e valvole di sfogo. Tradotto: meno energia sprecata, più efficienza reale.

I rivali, che in passato avevano puntato su turbine di grandi dimensioni, rischiano ora di pagare il prezzo di una scelta che funzionava solo grazie all’MGU-H. Senza quel supporto elettrico, controllare l’inerzia di un turbo grande diventa complesso e penalizzante, soprattutto in uscita dalle curve lente, nelle partenze da fermo e nei contesti urbani.

Non è un caso che le simulazioni e le esperienze di altre categorie dimostrino come la flessibilità di un turbo compatto sia spesso preferibile quando il regime motore varia continuamente. La Ferrari sembra averlo capito con largo anticipo, attraverso un concetto coerente con un futuro in cui l’efficienza non sarà più “assistita”, ma conquistata meccanicamente.

Se il 2026 segnerà davvero un ritorno alla purezza del concetto di turbocompressore, allora le partenze viste a Sakhir potrebbero non essere un’illusione, ma il primo segnale di un vantaggio strutturale. E, forse, di una lezione tecnica impartita con anni di anticipo, ha concluso Anderson. Dal round dell’Albert Park di Melbourne avremo le idee un po’ più chiare.

Fonte: OA Sport – Articolo completo

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