Iliass Aouani: “La medaglia ai Mondiali non mi bastava: volevo un tempo importante. So dove posso spingermi”

Un segnale importantissimo. Un traguardo di enorme significato arrivato a seguito di un accordo “all’antica” tra lui ed il suo team tecnico. Il mondo dell’atletica italiano non si è ancora ripreso del tutto dalle emozioni donate da Iliass Aouani, reduce dalla maratona di Tokyo, dove è arrivato sesto polverizzando il nuovo record italiano.

Nello specifico, il runner ha fermato il tempo a 2h04’26” migliorando di 59 secondi il primato precedente messo a referto in passato da Yohanes Chiappinelli. E non è ancora finita. Perché in futuro, come normale che sia, la progressione prevede l’attacco alle due ore e tre. L’atleta è stato intercettato dai microfoni di Run2u, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Sabrina Sgalaberna e Danny Frisoni, dove ha parlato anche del “patto”, rigorosamente scritto, siglato con i suoi collaboratori.

Questo risultato, se si torna a ritroso, è il raccolto di quello che avevo seminato nell’ultimo anno – ha detto Aouani – Quel patto rappresenta un pilastro molto saldo di quello che stiamo costruendo. Un accordo che abbiamo scritto: sono punti che condividevamo e che reputavamo necessario mettere nero su bianco. La proposta è stata del mio mental coach Stefano Tavoletti: lui ci teneva che ci fosse questo momento solenne in cui esplicitavamo i nostri obiettivi. Il patto avrebbe sancito gli impegni per i mesi successivi. Quando scrivi qualcosa, tutto assume un valore diverso. Il patto ci ha portato anche a conquistare una medaglia ai Mondiali di Tokyo, ma per quanto mi riguarda quella medaglia non soddisfava le mie ambizioni. Dovevamo infatti trovare una prestazione cronometrica. Sono quindi tornato in Giappone con il desiderio di realizzarla”. 

Il maratoneta ha quindi proseguito: “L’obiettivo era tornare con un grande miglioramento. Quando si torna con un record italiano migliorato di un minuto è difficile dire di non averlo centrato. Abbiamo fatto qualcosa di grande e storico. Ma tutti noi sappiamo il valore del nostro potenziale, sappiamo quanto possiamo spingerci e quanto valiamo. Con la giusta pazienza he contraddistingue un maratoneta, arriveremo lontano”. 

Aouani ha po parlato del suo lungo post video di ringraziamento sui social: “L’ordine dei ringraziamenti è stato causale. Ringrazio sempre per primi i miei genitori perché sono quelli che mi hanno messo al mondo. Loro hanno sempre avuto un ruolo più superficiale dal punto di vista sportivo, ma il loro supporto morale è stata la componente cruciale che mi ha permesso di superare i momenti di difficoltà. Sono grato per le raccomandazioni che mio padre ha sempre fatto. L’ho dovuto convincere del fatto che l’atletica sarebbe stata la mia strada, era molto scettico nel vedere allenarmi, pensava che stessi inseguendo qualcosa senza ricevere nulla indietro. Nel tempo si è evoluta la sua visione. Non ha conoscenze di atletica, ma mi consiglia di preservare la mia integrità dicendomi: qualsiasi successo conquistato a discapito dei tuoi principi, è un fallimento. A prescindere da quello che realizzi, resta un uomo rispettabile. Mio fratello minore è stato presente in un momento di grande difficoltà. Poi Massimo Tocchio. Ho cominciato a lavorare con lui una volta arrivato a Ferrara, non ho mai pensato di cambiare. Mi trovo benissimo, ha delle qualità da massaggiatore incredibili, ma è piacevole stare con lui anche a livello umano. Poi c’è Stefano Tavoletti, mental coach, arrivato nell’ottobre 2024 dopo gare disastrose”. 

Segno distintivo dell’azzurro è il durag: “Una cosa nata in modo casuale, non pensata. Lo misi per la prima volta a Massa ed un organizzatore mi disse: potrebbe diventare il segno che ti contraddistingue. Con Stefano abbiamo voluto attribuire all’accessorio un input, un significato per il subconscio. Quando lo indosso mi sento come un gladiatore. Di conseguenza è un segnale anche agli avversari, si intimoriscono anche loro, è una strategia psicologica”. 

Iliass ha poi aggiunto: “Nel 2024 c’è stata una separazione temporanea tra me e Massimo, poi rivelatasi funzionale perché da quel momento abbiamo stabilito un grande rapporto. In quel periodo Davide Mainini era sempre in contatto, sempre presente, anche se non fisicamente. Non si è mai interrotta la connessione né con l’uno né con l’altro. Quello fu un periodo complicato, ma ho capito quanto queste due persone siano necessarie. I risultati di oggi sono una conseguenza di quello che è successo. Sul momento vedi solo pixel, oggi si vede piano piano l’immagine intera”. 

L’atleta ha poi parlato del digiuno del Ramadan, svelando il suo piano per farlo coincidere con gli impegni sportivi: “Il digiuno del Ramadan è un obbligo per ogni musulmano, è un pilastro. Da questo però sono esenti alcune categorie di persone, comprese anche le persone in viaggio. A Tokyo durante la Maratona non ero a digiuno, perché ero in condizione di viaggiatore. Io programmo la stagione cosicché la Maratona coincida con l’inizio del Ramadan in modo da poter fare nella prima parte il recupero. Il Ramadan appartiene all’anno lunare, inferiore di dieci giorni a quello solare. Ogni anno scala di dieci giorni. Oggi faccio coincidere la maratona con l’inizio del mese per dedicarmi al recupero. Sono corse leggere, prima del tramonto, così che io possa bere dopo aver finito; ma è capitato anche di doppiare, correre prima del tramonto e poi mezzanotte. Non è ideale ai fini del recupero, ma ci si arrangia”. 

L’Italia è al centro del cuore dei Aouani: “Il mio carattere tosto è molto italiano. Io ho fatto tutte le scuole qua, ho dei parenti in Marocco, ma ho pochi legami con la terra. Quando sono all’estero mi manca l’Italia”. L’atleta ha inoltre citato altre figure per lui importanti: “Penso a Michele Caldara, fisioterapista conosciuto nel 2021. Una delle persone genuine che ti vuole bene in maniera incondizionata. E’ il mio appoggio quando sono a Milano. Kabir mi ha supportato durante il pre mondiale a St Moritz. Un ragazzo molto a modo, una grande persona. Si spende per gli altri, è una presenza positiva e benefica”. Fiamme Azzurre? Hanno un ruolo importante, nel 2022 mi hanno dato la possibilità di allenarmi con stabilità e tranquillità, mi supportano ancora sia dal punto di vista materiale che morale. Ricevo frasi di incoraggiamento che mi aiutano tanto. La collaborazione con Asics? Conseguenze del lavoro di Marcello Magnani, grazie a lui il mio cammino si è sovrapposto a quello del brand che è un marchio giapponese. Tutto torna. Mi sono trovato molto bene. Sono contento di correre con loro”.

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Fonte: OA Sport – Articolo completo

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