Una delle staffettiste della 4x100m italiana alle Olimpiadi di Tokyo. In un’atletica azzurra che vola a livello internazionale può spiccare anche Johanelis Herrera Abreu, velocista tricolore che è stata intervistata da OA Sport in Focus.
Le prime esperienze in campo internazionale: “Diciamo che la mia esperienza è iniziata nel 2014 con la Coppa Europa; poi è proseguita con gli Europei di Zurigo. All’epoca devo dire che Libania Grenot aveva fatto la sua figura perché, se non erro, aveva vinto ed è stata forse una delle prime medaglie un po’ spartiacque di quest’Italia che oggi sta vincendo medaglie ovunque, e soprattutto di grande valore”.
Gli inizi: “Ernesto Paiola era il mio professore di educazione fisica alle medie e, vedendo le mie qualità — oltretutto lui era già un allenatore di atletica, molto appassionato — mi ha indirizzata verso questo sport. Io ricordo di lui, oltre a come si è comportato con me — come ti dicevo prima di iniziare, per me è stato come un padre quando ero qui — anche come mi allenava: mi seguiva, ci teneva al mio successo e al fatto che io ce la facessi. E non era così solo con me, ma anche con gli altri. Era proprio la persona che ci vorrebbe oggi per avvicinare i ragazzi allo sport, non solo all’atletica ma a tutte le discipline, perché praticare sport è importante. Quindi sì, lui mi ha notata: ci portava alla pista durante l’ora di educazione fisica e ci faceva gareggiare uno contro l’altro. Io battevo i maschi e lui mi disse: ‘Devi venire assolutamente ad allenarti con me’. E così ho fatto”.
La scelta di rappresentare l’Italia: “Devo dire che devo tanto all’Italia. Sono arrivata lì nel 2006 e mi ha accolta a braccia aperte. Ho abbracciato subito quella che è la cultura italiana, e soprattutto il cibo italiano. Mi sono trovata bene: sono arrivata che ero una ragazzina di 11 anni, ho fatto lì le scuole, sono cresciuta lì, mi sono adattata e ho costruito tutto il mio percorso. Mi piace l’Italia, ci sto bene, me la vivo bene. È un Paese che per me è casa. Ovviamente qui ho gli affetti, ho i miei nonni — infatti sono venuta a trovarli — ma l’Italia è casa mia. Quindi non potevo non volerla rappresentare con tutto l’amore possibile”.
Il ricordo più bello: “Devo dire che il ricordo che mi rappresenta di più è proprio la qualificazione olimpica che abbiamo ottenuto a Doha, perché per quanto mi riguarda sono una che fa molto squadra, fa molto gruppo, anche nella mia vita personale. Insomma, sono una persona estremamente buona con gli altri, gioisco tantissimo per i successi altrui, non solo per i miei, e quindi aver conquistato questa qualificazione insieme ad altre ragazze che ovviamente si impegnavano tanto quanto me e ci credevano tanto quanto me è stato bellissimo. Oltretutto, la staffetta femminile non entrava spesso neanche in una finale, figuriamoci qualificarsi per un’Olimpiade, e all’epoca era una cosa fortissima per noi. Ad oggi, fortunatamente, facciamo una gara per qualificarci perché sappiamo che ce la possiamo fare, però all’epoca era stato un grandissimo traguardo. Quindi direi sì, Doha 2019”.
Sull’esperienza di Tokyo 2020: “Delle Olimpiadi mi rimane tantissimo l’emozione di aver visto un’Italia grandiosa che ha dimostrato al mondo che c’eravamo, che c’era, ecco, che era presente, perché ovviamente non si può dimenticare quelle spedizioni di Tokyo. Purtroppo era periodo Covid… Lo spirito che c’era, lo spirito olimpico, ed è bellissimo. E di Tokyo mi rimarrà sicuramente la vittoria di Marcell e Gimbo lo stesso giorno. A distanza di 10-15 minuti è successo tutto, quindi ci siamo ritrovati tutti un po’ così, destabilizzati, ma felici. Mi ricordo che noi eravamo ancora nel villaggio olimpico a Sapporo eravamo a mensa a guardarli e mi sa che sono volati anche dei tavoli, dall’esaltazione che c’era. Per non parlare poi della staffetta: quando hanno vinto i ragazzi, noi eravamo già in pista, eravamo tutti lì in curva a incitarli, a tifarli, e abbiamo pianto tutti insieme. E quello, devo dire, è stata un’emozione veramente, veramente bella”.
Ora a livello individuale l’obiettivo è passare ai 200 metri: “Sicuramente stiamo lavorando sulla resistenza, perché sui 200 devi partire forte e finire forte. Non sono distanze corte, quindi non è facilissimo. Abbiamo la velocità di base, ma dobbiamo migliorare la resistenza, quindi sto correndo di più e facendo lavori più lunghi. Ho provato la stagione indoor, perché mi diverte sempre. La preparazione però è incentrata sulla stagione all’aperto e sui 200 metri, che adoro: fin da piccola facevo solo quelli, poi mi sono specializzata su 100 e 60 metri, ma ora ho bisogno di nuovi stimoli, o almeno di riprendere da dove ho lasciato. Voglio dedicarmi a questa distanza che mi sta sempre a cuore”.
Su Zaynab Dosso: “Ci sentiamo spesso, ovviamente usciamo insieme, siamo amiche e abbiamo un rapporto personale molto bello. Le ho detto quanto sono orgogliosa di lei, perché vedo tutto l’impegno che ci mette, la brava persona che è e la grande atleta che è: sono davvero felice per lei e gioisco insieme”.
Su Doualla: “È giovanissima, un grande talento italiano, quindi sono assolutamente contenta. Non la conosco personalmente, ma dai risultati che fa, come tutti, è chiaro che corre tempi notevoli per la sua età: tanti complimenti”.
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Fonte: OA Sport – Articolo completo
