Domenica 15 marzo si disputeranno le ultime gare della Coppa del Mondo 2025-2026 di combinata nordica. In palio, ormai, non c’è più (quasi) niente. Le Sfere di cristallo sono state già vinte matematicamente da Johannes Lamparter e Ida Maria Hagen e le rispettive piazze d’onore sono già aritmeticamente state conseguite da Jens Lurås Oftebro e Alexa Brabec. Sulla carta rimane aperta la contesa per il gradino più basso del podio, ma Einar Lurås Oftebro e Minja Korhonen hanno un solido vantaggio su chi insegue.
Il tema forte, in realtà, è un altro. Quelle previste fra tre giorni potrebbero essere le ultime competizioni di sempre della combinata nordica come disciplina olimpica. In primavera, infatti, il Cio deciderà se ammettere il settore femminile ai Giochi del 2030, oppure se stralciare l’intero sport dal programma a Cinque cerchi, sancendone l’esclusione dopo oltre un secolo.
Non si può certo dire che la combinata scoppi di salute, anzi. Però qualche barlume di speranza c’è ancora, soprattutto se si guarda all’ambito femminile. La prepotente crescita di competitività degli Stati Uniti, grazie alla maturazione della ventunenne Alexa Brabec e al ritorno della veterana di lunghissimo corso Tara Geraghty-Moats, potrebbe rappresentare la proverbiale ancora di salvataggio per l’intera disciplina.
Sappiamo bene come, in seno al Comitato Olimpico Internazionale, “non si muova foglia che America non voglia”. Il peso politico degli States è preponderante e lo si può tranquillamente evincere dalle decisioni e/o dalle posizioni prese dal Cio negli ultimi anni. Pertanto, con le statunitensi competitive e particolarmente abili a pigiare sul tasto della piena equità, ci può essere speranza per tutto e tutti.
Cionondimeno, salvarsi in corner non deve dare l’idea che il pericolo sia scampato. Il Comitato Olimpico, se come tutti ci auguriamo non dovesse “diseredare” la combinata nordica, andrebbe letteralmente a “graziare” questa disciplina, evitandole una condanna giustificata dalla scarsa distribuzione geografica e, soprattutto, dalle troppe figuracce in termini di gestione e credibilità.
Detto fuori dai denti, se non si cambia timoniere – ossia management – non si può sperare di andare lontano. D’altronde, chi ha sbagliato (quasi) tutte le mosse negli ultimi tre lustri, non può certo redimersi al punto tale da pensare di evitare il naufragio di una nave che imbarca acqua da tempo. Non è ancora affondata, però.
Dunque, nel contesto FIS, da lunedì 16 potrebbe essere produttivo ragionare sull’opportunità di lanciare un messaggio al Cio, effettuando un avvicendamento al proprio vertice. In questo modo si lancerebbe un chiaro messaggio: ‘Signori sappiamo bene di aver sbagliato rotta, ma se non ci soffiate contro, possiamo tornare a navigare verso il futuro’. Sperando che chi di dovere lo recepisca. O non sia troppo tardi.
Fonte: OA Sport – Articolo completo
