Una prestazione semplicemente irreale quella messa in scena da Matteo Berrettini al Masters 1000 di Montecarlo. L’azzurro, entrato nel tabellone principale grazie a una wild card, ha travolto il numero 10 del ranking Daniil Medvedev con un clamoroso 6-0 6-0 in appena 49 minuti, conquistando così l’accesso agli ottavi di finale. Un risultato tanto netto quanto raro: mai, prima d’ora, il tennista russo aveva perso un match nel circuito ATP senza riuscire a vincere nemmeno un game.
Fin dai primi scambi si è intuito come la partita potesse prendere una piega insolita. Berrettini ha annullato due palle break in apertura e, scampato il pericolo, ha preso completamente il controllo del gioco, imponendo ritmo, potenza e lucidità tattica contro un Medvedev apparso lontano dalla sua miglior condizione. Da quel momento in poi, il match è scivolato via senza storia, con l’italiano capace di mantenere un livello altissimo per tutta la durata dell’incontro.
In conferenza stampa, il giocatore italiano ha raccontato con lucidità e sorpresa una vittoria destinata a restare nella memoria: “Sicuramente è una giornata speciale: ho giocato una partita, oserei dire, perfetta. Sapevo di poter esprimere un livello molto alto, ma non mi aspettavo un risultato così. Non mi era mai successo. Questo sport è particolare, a volte succedono cose strane. Sono molto orgoglioso di come ho giocato, di come sono entrato in campo e di come ho mantenuto la concentrazione, che non è mai semplice. Sulla terra, poi, un break o due non bastano mai: basta un attimo perché la partita cambi. Invece ho continuato a fare le mie cose“.
Un passaggio chiave, come sottolineato dallo stesso tennista, è arrivato proprio in avvio: “È chiaro che, se avessi subito il break, lui avrebbe preso più fiducia e magari avrebbe servito meglio nel game successivo. Ci sono tante variabili. Invece fin dall’inizio ho sentito che la palla usciva bene dalle corde e che lo mettevo in difficoltà. Tatticamente l’avevamo preparata molto bene, ma un conto è prepararla e un conto è metterla in pratica. Al di là del punteggio — che per me conta il giusto, che sia 6-0 o 6-2 — la cosa più importante è che mi sono divertito e che avrò l’opportunità di giocare ancora su questi campi“.
Fondamentale anche la chiarezza del piano partita, eseguito con precisione quasi chirurgica: “Sapevo che era fondamentale essere aggressivo e non lasciare troppo il pallino del gioco a lui. Dovevo essere io a comandare, con una buona percentuale di prime: è diverso farlo iniziare sulla seconda o metterlo in difficoltà con la prima. Dovevo essere aggressivo, ma senza esagerare. Avevo diversi obiettivi chiari, soprattutto sull’atteggiamento: energia alta in ogni momento, indipendentemente dal punteggio. Le due palle break nel primo game le ho giocate bene, e da lì la partita è sembrata in discesa, ma è stato il risultato del lavoro fatto prima“.
Infine, Berrettini ha evidenziato anche l’aspetto mentale e l’efficacia delle soluzioni tecniche adottate, in particolare il rovescio in slice: “Devi avere fiducia in quello che stai facendo, ma anche un po’ di paura che qualcosa possa cambiare: ti aiuta a restare concentrato. Bisogna trovare l’equilibrio. Ripensavo all’ultima volta che l’ho affrontato, in Australia in ATP Cup: avevo la sensazione che oggi forse ha avuto lui, cioè non sapere bene come vincere il punto. Quando succede, vuol dire che tatticamente e tecnicamente sei in difficoltà. Per quanto riguarda lo slice, è un’arma che a volte funziona più, a volte meno. Contro un giocatore come lui, che non ha grandissima velocità di braccio nel cambiare ritmo col dritto, è stato utile. Ma oggi anche il rovescio coperto è stato molto solido. A un certo punto credo che abbia detto al suo box: ‘Non so più dove giocarla’. Quindi direi bene così“.
Fonte: OA Sport – Articolo completo
