Modena-Piacenza all’ultimo atto: gara 5 del derby della via Emilia vale la semifinale playoff con Perugia

Sarà una gara 5 da dentro o fuori, una di quelle partite in cui contano il talento, certo, ma anche la capacità di reggere la pressione nei momenti che spostano davvero una serie. Domenica 29 marzo alle 18.00, al PalaPanini, Valsa Group Modena e Gas Sales Bluenergy Piacenza si giocano l’accesso alla semifinale playoff, dove c’è già Perugia ad attendere la vincente. Dopo quattro partite, il quadro è chiarissimo: equilibrio assoluto, ma anche segnali tecnici precisi che possono indirizzare l’ultima sfida. La serie racconta di un confronto molto più sottile di quanto dica il semplice 2-2. Tre partite su quattro sono finite al tie-break, e anche quando Piacenza ha vinto 3-1 in gara 3 lo ha fatto dentro un match comunque combattuto, soprattutto nel quarto set. Il dato complessivo dei set, 10-9 per Piacenza, conferma che siamo davanti a una sfida in cui ogni dettaglio può fare la differenza.

Dal punto di vista tecnico, Modena ha spesso trovato continuità nel cambio palla. In tre partite su quattro ha chiuso con il 53% o il 51% in attacco, segnale di una squadra che, quando riceve in maniera almeno ordinata, riesce a mettere il pallone per terra con buona regolarità. Il cervello della squadra resta Luca Porro, non solo per i punti ma per la qualità della distribuzione e per la sua capacità di tenere vivi più terminali. In questa serie è stato anche uno dei riferimenti offensivi più pesanti di Modena, e questo dice molto su quanto il palleggiatore sappia caricarsi responsabilità nei passaggi più delicati.

Accanto a lui, i giocatori chiave sembrano essere soprattutto Davyskiba, Buchegger e i centrali. Davyskiba è l’uomo che può cambiare l’inerzia con strappi improvvisi, ma la sua serie è stata altalenante: quando trova ritmo in attacco e regge in ricezione, Modena alza il proprio livello; quando invece cala di efficienza, tutta la fase break emiliana ne risente. Buchegger, invece, appare l’elemento più legato all’equilibrio offensivo: non sempre dominante, ma fondamentale per evitare che il gioco diventi scontato. E poi c’è il contributo dei centrali: Mati Pardo arriva da una gara 4 eccellente, chiusa con percentuali altissime, mentre Sanguinetti ha garantito presenza a muro e buone soluzioni in primo tempo.

Piacenza, dall’altra parte, ha dato l’impressione di avere qualcosa in più quando riesce a staccarsi da una ricezione problematica. La squadra di Anastasi ha trovato in questa serie un riferimento molto solido in Mandiraci, probabilmente il giocatore più continuo dell’intero confronto: tanti punti, buona tenuta nei momenti tesi e capacità di essere cercato con fiducia. Accanto a lui pesano tantissimo Bovolenta, che ha avuto partite da vero trascinatore, e Gutierrez, più discontinuo ma sempre capace di produrre volume offensivo. Al centro, Simon resta un fattore soprattutto per il muro e per il peso specifico dei palloni pesanti, anche se non sempre è stato dominante come sa essere.

Quali saranno allora i fondamentali decisivi? Il primo è senza dubbio la ricezione. Quando Piacenza ha ricevuto meglio, come in gara 3, ha espresso la sua pallavolo più fluida e incisiva. Quando invece è stata trascinata fuori sistema, Modena è riuscita a portarla su scambi più sporchi e a spezzarne il ritmo. Il secondo spartiacque sarà l’attacco di palla alta: in una gara 5, quando la qualità del primo tocco inevitabilmente si abbassa nei momenti di tensione, conterà avere gli schiacciatori capaci di risolvere anche i palloni imperfetti. Qui Mandiraci per Piacenza e Davyskiba per Modena possono davvero spostare gli equilibri. Infine, attenzione a muro e servizio: non tanto per il numero assoluto di ace, quanto per la capacità di togliere certezze al cambio palla avversario e costruire break consecutivi.

Modena ha dalla sua parte il fattore campo e la spinta del PalaPanini, ma Piacenza ha mostrato nella serie di poter vincere anche in trasferta e di avere diverse bocche da fuoco. Più che una sfida di pura brillantezza, sembra profilarsi una partita di tenuta mentale, qualità del cambio palla e gestione dei finali di set. E in una serie così equilibrata, potrebbe bastare un dettaglio: una ricezione tenuta meglio, un centrale coinvolto con continuità, oppure il turno in battuta giusto al momento giusto. Gara 5, in fondo, è proprio questo: la partita in cui il margine tra semifinale e fine della corsa si misura su pochissimi palloni.

Fonte: OA Sport – Articolo completo

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