Speed Skating, l’Italia si avvia verso le Olimpiadi 2030 tra conferme e volti nuovi in arrivo

L’Italia dello Speed-Skating riparte dal quadriennio olimpico 2023-2026 con tutte le carte in regola per essere protagonista anche in quello venturo, che culminerà con i Giochi del 2030. Si parla di una squadra variegata sia per caratteristiche che per anagrafica, peraltro in ambedue i settori.

Certo, a meno di clamorosi colpi di scena, quello del prossimo ciclo a Cinque cerchi è un orizzonte sul quale non brillerà la stella di Francesca Lollobrigida, ma d’altronde si parla di chi ha superato i 35 anni, è mamma e ha realizzato due imprese letteralmente clamorose a Milano Cortina 2026. Quanto compiuto dalla Lollo a febbraio, tra 3.000 e 5.000 metri, è leggenda sportiva.

Il futuro dell’ambito femminile è, invece, sulle brevissime distanze. Serena Pergher, classe 2004, ha tutte le carte in regola per diventare una delle migliori sprinter del mondo, soprattutto sui prediletti 500 metri. Inutile nascondere che, in prospettiva, la trentina può essere una delle pattinatrici di riferimento sul mezzo chilometro. Non in ambito italiano, sia chiaro, bensì globale.

Fra gli uomini, chi da’ per finiti Davide Ghiotto e Andrea Giovannini, o non capisce granché o ha i paraocchi visione limitata. Citofonare il campanello di Jorrit Bergsma per avere una spiegazione in merito alla propria ignoranza. D’accordo, non tutte le parabole agonistiche sono uguali e stanno crescendo degli autentici fenomeni. Tuttavia, non si vede perché due trentaduenni debbano essere precipitosamente gettati nel cestino dell’umido quando siamo reduci da un’edizione dei Giochi in cui una medaglia d’oro è stata conquistata da un quarantenne.

In quel cestino dell’umido non li butterà certo Maurizio Marchetto, sia chiaro. A lui il compito di far rendere al meglio due veterani di sicuro rendimento, ai quali si affiancheranno verosimilmente almeno altri due atleti in grado di proporsi al pinnacolo della disciplina. Si parla, ça va sans dire, di Riccardo Lorello e Daniele Di Stefano.

Questi ultimi saranno sviluppati, cresciuti e portati in pianta stabile a quel vertice al quale hanno cominciato ad affacciarsi. Tempi e modi li scopriremo, ma dubbi non ce ne sono. Per il resto, ci sono altri ragazzi e ragazze su cui poter fare affidamento, magari ancora più giovani, dai cognomi pesanti e ancora acerbi/e. Tempo al tempo, nel loro caso, la prospettiva è sul 2034 e non sul 2030.

Fonte: OA Sport – Articolo completo

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